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Sogno di una notte di inizio estate

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BERLIN - JULY 09: The Italian players celebrate as Fabio Cannavaro of Italy lifts the World Cup trophy aloft following victory in a penalty shootout at the end of the FIFA World Cup Germany 2006 Final match between Italy and France at the Olympic Stadium on July 9, 2006 in Berlin, Germany. (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

La Costituzione nel pallone.

MARZO 1947

“Un attimo Alcide, aspetta un secondo. Sì, sono d’accordo. Anche per me Ferraris e Mazzola faranno scintille. Ma la Juve è pur sempre la Juve:  tecnica, talento e velocità”.  “ Sì ma voi pagate gli arbitri”. “E perché voi no? Vogliamo parlare del fallo della scorsa stagione? Tutta fortuna! La vostra carriera calcistica alterna momenti di fortuna a grossi colpi di culo, e scusami l’eufemismo, ma in queste situazioni bisogna anche saper stemperare”.“Tutta invidia la vostra… Ma intanto la vittoria la vedrete solo con il binocolo”. “Guarda davvero, De Gasperi, lasciamo stare perché tanto sai di essere in torto: la storia è sempre la stessa… E alla fine  gli anni, gli amori e i bicchieri di vino non si contano mai  (finché paghi tu!). Viva la Juve!”

“Illuso, ti aspetto al varco (dei vincitori) e con me tutta la Torino calcio”. “Ma taci e stai a sentire Calamandrei un attimo”.

Vedete qui, mentre io vi parlo, so benissimo che, anche se arrivassi a convincervi con gli argomenti che vi espongo, essi non varranno , se non corrispondono alle istruzioni del vostro partito, a far si che quando si tratterà di votare , voi, pur avendomi benevolmente ascoltato , possiate votare con me. E allora io mi domando: se le discussioni si fanno  nell’intento di persuadersi, a che giova continuare a perdere tempo nel parlare e ascoltare , quando le persone qui riunite sono già persuase in anticipo su tutti i punti?  (…)”.

Cala un silenzio tra i costituenti.

75 presenze assenti, nessuna risposta.

(Intervento di Pietro Calamandrei tratto da “L’officina della Costituzione italiana”, Domenico Novacco).

LUGLIO 2006

Finita la scuola. Studenti in libertà. Mamme che si trasformano in un AAA cercasi occupazione intelligente per figlio deficiente. I centri estivi. Il campetto. Le creme solari. Le scottature. I segni del costume. Le notti da non dormire. I risciò in spiaggia. Il gelato al cioccolato. Il sole bollente e il caldo asfissiante. Ma qui non è come al sud, qui c’è l’afa…

Momenti di (trascurabile) quotidianità.

Il verde della pineta, il bianco delle onde che si frantumano sulla spiaggia, il rosso delle scottature.                          Il Tricolore sulle spalle come protezione solare. La birra fredda e le bollicine della Coca-Cola. Il bar del paese e il chioschetto in spiaggia. La televisione e i maxi-schermi. Gli amici di una vita e la famiglia.                                                  L’eterno “goool”.

Momenti di (non) trascurabile eccezionalità: attimi estivi di un 2006 spaziale che sa di MONDIALE.

 

Vedete qui, mentre io vi parlo, so benissimo che oggi è il 21 giugno 2018.                                                                        Sognavo i battibecchi calcistici di De Gasperi durante i lavori della Costituente, ma l’umidità della notte si fa sentire anche nelle nottate di giugno. Gioco a mosca ceca cercando di afferrare il lembo del lenzuolo. Ora che mi avvolge posso ricominciare il viaggio verso la mattina e oltre.

Chiudo gli occhi e il lenzuolo che ho sulle spalle cambia colore e non sono più da sola.                                                          È il tricolore.

Lenzuolo di tutti, simbolo di una Nazione,  l’emozione di un’estate che vorrei potesse non finire mai: quella del 2006.

Il sole mangia le ore e non si può vivere di ricordi, ma si possono sempre tenere per mano, come monito.

Faro in mezzo al mare in una notte di luna piena.

A volte aiutano a trovare le risposte, altre volte ad evitare gli errori.

Le parole  di Pietro Calamandrei durante i lavori dell’Assemblea costituente  sembrano volerci parlare. Ci chiamano a colmare il silenzio che fu, e che non può più essere: se allora il pragmatismo e l’eclettismo della politica fecero sì che si giungesse comunque ad un accordo, la Costituzione della Repubblica Italiana. Oggi il “divisionismo” non porta ad un capolavoro come un “Dimanche après-midi à l’île de la Grande Jeatte”, ma ci porta ad essere tanti punti di colore, incapaci di accostarci , accomunati da un pittore impreciso e poco preparato che ha perso la trama e il significato di quello che è, è sempre stato, e dovrà essere, il Tricolore.

Il monito di Calamandrei era un invito ai padri costituenti a pensare alla struttura del partito e  a riflettere, soprattutto, delle sue debolezze affinché non portassero ad una degenerazione:  all’unilateralità che impedisce  l’ascolto, ancor prima del dialogo.

Noi stiamo vivendo quella “indifferenza”del 47-48. Un‘indifferenza che ha fatto si che le preoccupazioni di Calamandrei si avverassero.

Tutti indaffarati a difendere la nostra idea, fossilizzati in ridicoli dibattiti sui social, diveniamo i pennelli adatti di quel pittore impreciso che ha perso i contorni del disegno. In fondo perché quel disegno gli e ci è poco chiaro. Conosciamo la Costituzione come lo studente poco diligente che a maggio pretende di saper scrivere un tema in inglese senza saper coniugare il verbo to be.  Come Gigi , che dall’ultimo banco, si alza con la pretesa di spiegare alla maestra “l’impicciment” ma , ahimè, l’errore è formale ancor prima che sostanziale.  Glielo fa notare il secchioncello del primo banco per evitargli la figuraccia… E quell’impeachment si sfuma tra il vocio dei compagni.

Ogni azione diviene motivo di litigio, prende i colori più disparati, sfumature che trasbordano i confini costituzionali.

Tutto diviene o bianco o nero.

O la Juventus o il Torino.

Tu hai torto, IO ho ragione.

Paradosso dei paradossi: i difensori della Patria, della Nazione con la N maiuscola,  arrivano a contraddire la loro stessa Patria racchiusa nell’ancora, la Costituzione,  che tiene “allacciato”, unito e saldo lo stivale e ci permette di continuare il cammino.

Dulcis in fundo: l’Italia fuori dal mondiale. Un’ Italia che sta a guardare.

Ma pensiamoci, saremmo ancora capaci di portare il Tricolore sulle spalle?

Abbiamo avuto la non-occasione di evitarci un (probabile) gesto ipocrita, vediamola così.

Speriamo sia solo un brutto sogno di inizio estate.

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