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Violenza sulle donne

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Diana

Esistono silenzi che parlano più di un logorroico. Sono questi, i silenzi di chi da dire avrebbe troppo, ma, non può, perché bloccate dalla paura, quella stessa paura che, con il trascorrere del tempo, provoca la morte di moltissime donne che subiscono violenza dai loro mariti o fidanzati. Alcuni sondaggi rivelano che ogni due giorni muoia una donna, quindi, quanto appena espresso dovrebbe farci pensare che tale fenomeno sia inammissibile, perché la vita costituisce il dono più prezioso che abbiamo e, non è affatto giusto perderla a causa della follia di uomini, i quali, non meriterebbero neanche di essere definiti tali, visto il loro comportamento spregevole. E’ risaputo che tali uomini non si possano evitare o cambiare, perché esisteranno sempre e, una persona nata rotonda, non la si può far morire quadrata, però quanto appena espresso non deve essere un modo per farci restare fermi a guardare, anzi ,deve essere un modo per spronarci a scendere in campo per lottare e contrastare tale fenomeno. In che modo? Parlandone, offrendo il proprio aiuto. Bisogna scendere in campo personalmente per condurre battaglie contro la violenza sulle donne e l’ intento deve essere quello di far capire a tutte le donne che soffrire non sia sinonimo di amore, che chiunque picchi non ami, perché amare significa sorridere, non soffrire. È necessario far capire loro che tale fenomeno vada denunciato, che occorra andare oltre la paura e perché il silenzio può far male anche più della violenza stessa, bisogna far capire loro che non siano sole e oltre il baratro in cui sono finite ci sia uno spiraglio di luce, una mano pronta a riportarle in vita. Dobbiamo scendere in campo e far sentire la nostra voce, con il proposito di far capire a tutte coloro le quali siano vittime di violenza, che il corpo di una donna sia un’ opera d’ arte e, come tale debba essere trattato.

UN UOMO VIOLENTO, PUO’ MAI SMETTERE DI ESSERLO?

Quante donne si sono poste questa domanda non lo si potrà mai sapere, una cosa è, però, certa: ovvero il fatto che la stragrande maggioranza di queste ultime abbia pensato che la risposta giusta sia stata quella secondo la quale, un uomo violento, possa smettere di esserlo da un momento all’ altro. E’ evidente che tale modo di pensare sia a dir poco sbagliato, percheé, come recita un noto proverbio: “chiunque nasca rotondo, non è possibile che muoia quadrato.” Tramite queste parole, l’ intenzione è quella di far capire che la violenza non sia direttamente proporzionale alla bontà ,all’ amore soprattutto, perché se una persona picchia non è capace di amare. Se questo fosse il suo modo di amarmi? Quante volte abbiamo sentito queste parole? Troppe. Ebbene si, proprio a causa di questa domanda che troppo spesso ha popolato la mente di donne vittime di un amore che credevano fosse pulito nel suo essere cosi sporco, le vittime crescono di giorno in giorno. Dunque, è giunto il momento di far sentire la nostra voce e dire basta ad un avvenimento inammissibile. Come? Cercando quella forza che è qualità intrinseca in tutti noi e denunciando ponendo da parte la paura. La vita è un bene prezioso e, non è affatto il caso di porla nelle mani di persone che non sanno prendersene cura. Sarebbe, inoltre, opportuno conferire maggiore sicurezza a queste ultime, ponendo al loro servizio strutture entro le quali possano ricevere supporti di ogni tipo, psicologico in particolare, perciò, sarebbe una cosa buona aumentarne le misure di sicurezza tramite campagne di sensibilizzazione all’ interno delle scuole, dove è possibile educare i bambini sin dalla più tenera età.

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Anna Adamo è nata a Napoli il 28 marzo 1996 e vive a Scafati, in provincia di Salerno. Dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo Classico Statale G.B. Vico di Nocera Inferiore nel luglio 2015, si è iscritta alla facoltà di Giurisprudenza presso l’ Università degli Studi di Salerno. Da sempre nutre una grande passione per la scrittura, infatti ha partecipato e vinto numerosi concorsi letterari. Un’altra sua grande passione è la politica. A novembre 2016 ha pubblicato il suo primo libro autobiografico dal titolo “La Disabilità non è un Limite”.

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