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Delinquenza minorile in aumento: nascono le baby gang

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Baby Gang

Nella società in cui ci si ritrova a vivere, la criminalità non è di certo una novità, esiste da sempre, ma sembra proprio che con il trascorrere del tempo tale fenomeno abbia registrato un notevole aumento e un cambiamento riguardante il modo e coloro i quali commettono un crimine.

Infatti le bande giovanili che in passato combattevano per i propri ideali, per un qualcosa in cui credevano fortemente al punto da volerlo trasmettere agli altri, non esistono più e sono state sostituite dalle “Baby Gang”, ossia organizzazioni costituite da minori di età compresa tra i 7 e i 14 anni che imitano le organizzazioni criminali costituite da adulti, copiandone linguaggio e modi di agire. La maggior parte sono ragazzi provenienti da famiglie con condizioni socio-educative critiche, la restante parte, invece comprende ragazzi provenienti da famiglie agiate, i quali sembra inizino a delinquere, per puro spirito di trasgressione, ormai stanchi della propria vita e delle regole imposte dalla famiglia. Importante, però  è capire, a prescindere dalla famiglia di appartenenza, cosa spinga questi ragazzi ad affacciarsi al mondo della criminalità.

Recenti studi dimostrano che la principale causa sia un disagio psicofisico, la voglia di apparire più forti, infatti non è un caso che il bersaglio preferito dei piccoli delinquenti siano proprio gli anziani e i disabili, spesso incapaci di difendersi. Non bisogna dimenticare, poi, il contesto familiare: molti sono i ragazzi i quali, in preda alla sofferenza per la separazione dei coniugi, entrano a far parte di queste organizzazioni che vedono come il nucleo familiare perso. A tal proposito, è opportuno dire che il contrasto alla criminalità giovanile deve iniziare dalle famiglie, le quali hanno il dovere, tramite una dolce severità, di impartire regole ben precise, ascoltare i propri figli. Ad offrir loro sostegno, deve esservi la scuola, favorendo meno nozionismo e più lezioni di vita. Perché, la criminalità giovanile è un fenomeno in aumento al quale si può ancora porre fine. Occorre solo che famiglie, scuole e istituzioni collaborino, in quanto responsabili della formazioni degli uomini del domani.

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